Non conosciamo con sicurezza la data né la situazione, c’è però una certezza: nel 2027 ci recheremo alle urne per eleggere il nuovo Parlamento
di Alberto Capria
Mi è venuta in mente la storiella del pifferaio di Hamelin, nota come “Il pifferaio magico”, mentre ascoltavo alcuni responsabili di partiti prepararsi alla nuova campagna elettorale.
Non conosciamo con sicurezza la data né la situazione, c’è però una certezza, anzi due: la prima è che nel 2027 ci recheremo alle urne per eleggere il nuovo Parlamento, la seconda è che certamente ci ritroveremo con chi promette mari e monti ben sapendo – sia ben chiaro – che giammai potrà mantenere. Promettere molto e spiegare poco, del resto, è la consuetudine – indecorosa – che attraversa governi, opposizioni e tutte le campagne elettorali.
Aumento pensioni minime a mille euro, quota 41, eliminazione accise sui carburanti, stipendi docenti equiparati alla media europea, casa per tutti, sarà tre volte Natale e festa tutto l’anno. Insomma, il libro dei sogni trasformato in programma di governo, una campagna elettorale impronta tata a chi la spara più grossa, senza un confronto serio che consenta agli elettori di valutare chi scegliere per guidare il Paese dal 2027.
Per questa ragione merita attenzione il Disegno di Legge S. 550 della XIX Legislatura, presentato da Carlo Cottarelli e rilanciato dalla Fondazione Luigi Einaudi, che punta a distinguere i programmi di governo dalle illusioni elettorali, riportando serietà nel dibattito pubblico e conducendo gli elettori a scegliere consapevolmente.
È ovvio che non vedrà mai la luce, nei nostri tempi caratterizzati da una politica che corre dietro like, post e reel e che accusa la realtà di essere ostile ai propri progetti. La realtà è indifferente agli slogan ed i conti pubblici, se ne facciano una ragione, non si modificano con gli applausi di una piazza o con il successo di un post sui social. Esiste una differenza sostanziale fra una promessa e un programma di governo: il secondo deve contenere i mezzi necessari per realizzare i fini.
Il testo della proposta di legge è semplice e chiaro: tutti i partiti o le coalizioni quando presentano il programma di governo, devono affiancare le proposte con le indicazioni del loro costo finanziario e la loro copertura. Aumento delle pensioni minime a 1000 €? Ottimo; spiegate per favore da dove tirerete fuori le risorse necessarie considerando che – dati INPS rielaborati dall’Università Cattolica – l’operazione costerebbe tra i 20 ed i 31 miliardi. Equiparazione degli stipendi dei docenti italiani alla media europea (significa un aumento stabile di circa 800 € lordi al mese per 709mila docenti, pari a quasi 7,5 miliardi annui, ogni anno?)
Benissimo; diteci, di grazia, dove troverete i soldi per farlo.
Eliminare le accise sui carburanti? Chi ne sarebbe contrario; ma spiegate agli elettori, prima del voto, come verrà sostituito il gettito che nel 2019 – ultimo dato diramato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze – è stato pari a 26,2 miliardi di euro.
Abolizione legge Fornero ed inserimento a regime della c.d. quota 41? Perfetto; con quale copertura economica dato che, calcoli dell’Inps, il costo di Quota 41 va da poco meno di 5 miliardi nel primo anno a oltre 9 nel decimo anno di entrata in vigore. Nel corso di un decennio, di fatto, la spesa superiore rispetto al sistema attuale sarebbe di circa 75 miliardi.
E nella spiegazione del reperimento delle risorse i pifferai di turno devono essere credibili, perché sarà l’Ufficio Parlamentare di Bilancio a certificare la credibilità delle coperture.
La trasparenza sulle coperture non privilegia né centro-destra né centro-sinistra!
Costringe semplicemente tutti – scomodando Webber – a uscire dalla dimensione dell’etica delle intenzioni per entrare in quella della responsabilità, cara a De Gasperi che invitava i suoi a promettere in campagna elettorale un po’ meno di quanto avrebbero potuto con certezza mantenere.
Altri tempi, altra Italia, ben altra classe politica.
A proposito: dal pifferaio magico, nella fiaba omonima, si facevano adescare i topi, non gli elettori!
Buon ferragosto.











