Itinerari di vacanza suggeriti dalla giornalista esperta nel settore dei viaggi e delle crociere, per i lettori di ViViPress
di Liliana Carla Bettini
Ci sono città che si visitano guardando davanti a sé. Tarquinia, invece, invita continuamente a guardare anche sotto i propri piedi.
Camminando tra torri medievali, vicoli di pietra e piazze silenziose è facile dimenticare che questo piccolo centro della Tuscia custodisce una delle più straordinarie testimonianze della civiltà etrusca. E forse è proprio questo contrasto a renderlo così affascinante.
Tarquinia sembra vivere contemporaneamente in due epoche.
In superficie c’è la città medievale. Sotto terra c’è un mondo molto più antico, fatto di colori, banchetti, danze, animali fantastici e scene di vita dipinte più di duemila anni fa.
Poche città italiane permettono di attraversare epoche così lontane percorrendo poche centinaia di metri.


Tarquinia non ha bisogno di grandi effetti. Il suo fascino è più sottile.
Bisogna camminare lentamente, entrare nei cortili, alzare gli occhi verso le torri e poi, almeno una volta, scendere sotto terra. Perché è proprio laggiù che accade qualcosa di particolare.
Il centro storico racconta Tarquinia, quella medievale.
Le torri svettano ancora sopra i tetti e regalano alla città un profilo inconfondibile. Alcune sembrano quasi sproporzionate rispetto alle dimensioni delle strade che le circondano.
Nel Medioevo non erano soltanto elementi difensivi. Erano simboli di prestigio e potere delle famiglie più importanti.

Passeggiando senza fretta si incontrano archi, palazzi, chiese e improvvise aperture sul paesaggio della Maremma laziale.
È una città che si presta particolarmente bene a essere scoperta senza un itinerario rigido. Bisogna concedersi il lusso di sbagliare strada.
Nel cuore della città si trova Palazzo Vitelleschi, uno dei più eleganti edifici del Quattrocento laziale. Oggi ospita il Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia.
Già il palazzo meriterebbe la visita, ma al suo interno si trova uno dei simboli assoluti dell’arte etrusca.
I Cavalli Alati.
Questa straordinaria lastra in terracotta decorava il grande tempio dell’Ara della Regina nell’antica città etrusca. I due cavalli sembrano pronti a staccarsi dalla superficie e prendere il volo. Sono eleganti, potenti e sorprendentemente moderni.
Davanti a loro si comprende perché gli Etruschi continuino ad affascinarci. Conosciamo molte delle loro opere eppure continuiamo ad avere la sensazione che qualcosa ci sfugga.
Tra le sorprese di Tarquinia c’è anche Santa Maria in Castello.
Sorge in una zona appartata del centro storico, vicino alle antiche fortificazioni, e possiede un’atmosfera completamente diversa dalle piazze più frequentate.
La sua architettura romanica severa, il silenzio e lo spazio che la circonda fanno quasi dimenticare di trovarsi nel Lazio.
È uno dei luoghi che preferisco per comprendere Tarquinia.
Non tanto per ciò che bisogna vedere, quanto per ciò che si percepisce. Qui la città sembra rallentare.



Tarquinia possiede monumenti importantissimi, ma il suo fascino non dipende soltanto da essi.
Può essere un vicolo illuminato dal sole.
Una torre che compare improvvisamente sopra un arco.
Una porta lasciata aperta su un cortile.
Il profilo del mare all’orizzonte.
Oppure il silenzio di una strada dove sembra impossibile che Roma si trovi a poco più di un’ora di distanza.
Sono questi dettagli a trasformare una visita archeologica in qualcosa di diverso.
Ed è forse questo l’aspetto che sorprende maggiormente chi arriva qui per la prima volta.
Si viene pensando agli Etruschi. Si scopre una città medievale.
Si guarda verso il Tirreno e si ritrova il Mediterraneo.
Si entra in un palazzo rinascimentale e si incontrano due cavalli modellati più di duemila anni fa.
Mentre osserviamo quelle figure dipinte più di venti secoli fa, per qualche istante non abbiamo l’impressione di trovarci davanti a una civiltà scomparsa.
Abbiamo l’impressione che qualcuno, dall’altra parte della storia, ci stia ancora raccontando la propria vita.










