Itinerari di vacanza suggeriti dalla giornalista esperta nel settore dei viaggi e delle crociere, per i lettori di ViViPress
di Liliana Carla Bettini
Praga non si limita a mostrarsi. Si lascia scoprire lentamente. Lo fa nel riverbero dorato delle luci sulla Moldava al tramonto, nel rumore dei passi sulle pietre consumate del Ponte Carlo, nelle guglie che disegnano il cielo e nelle leggende di alchimisti, imperatori e antichi misteri che sembrano ancora sussurrare tra i vicoli della città.
Ci sono capitali che impressionano al primo sguardo. Praga preferisce conquistare poco alla volta.
Una piazza dopo l’altra. Un cortile nascosto. Una torre intravista tra i tetti. Una birreria affollata. Un vecchio tram che attraversa la città.
E alla fine ci si accorge che Praga non è stata semplicemente visitata. È stata vissuta.
Capitale della Repubblica Ceca e cuore dell’Europa centrale, Praga è stata per secoli luogo d’incontro tra culture, commerci e grandi poteri.
Imperatori, artisti, musicisti e scrittori hanno lasciato qui le proprie tracce.
Il risultato è una città straordinariamente armoniosa dove architetture romaniche, gotiche, rinascimentali, barocche e Art Nouveau convivono con una capitale moderna e vivace.
Ma Praga possiede qualcosa che va oltre i monumenti.
Possiede una dimensione quasi misteriosa.
È la città dell’imperatore Rodolfo II, degli astrologi e degli alchimisti. È la città delle leggende sul Golem e delle storie nate nell’antico quartiere ebraico. È la Praga di Franz Kafka, delle atmosfere sospese e dei racconti nei quali realtà e immaginazione sembrano continuamente confondersi.
Forse è proprio questo sottile confine tra storia e leggenda a renderla così irresistibile.
La Moldava attraversa la città con una grande curva elegante e divide idealmente le due anime del centro storico.
Da una parte Staré Město, la Città Vecchia.
Dall’altra Malá Strana e la collina dominata dal Castello.
In mezzo ci sono ponti, isole, battelli e riflessi.
Passeggiare lungo il fiume nelle ultime ore del pomeriggio è uno dei modi più belli per entrare nell’atmosfera di Praga.
Quando il sole comincia a scendere, le facciate cambiano colore, le torri diventano silhouette e il Castello sembra sospeso sopra la città. Al tramonto diventa pura magia.


Se esiste un luogo capace di rappresentare Praga è il Ponte Carlo.
Costruito a partire dal XIV secolo durante il regno di Carlo IV, collega la Città Vecchia con Malá Strana ed è accompagnato lungo il percorso da trenta statue e gruppi scultorei.
Durante il giorno è un piccolo mondo in movimento. Musicisti, pittori, artisti e viaggiatori si incontrano mentre il Castello domina il panorama.
Ma per conoscere davvero il Ponte Carlo bisognerebbe tornarci quando la città è ancora silenziosa. All’alba.
Quando i gruppi di visitatori non sono ancora arrivati e una leggera foschia sale dalla Moldava, il ponte sembra tornare indietro nei secoli.
Anche la sera possiede un fascino particolare. Le luci si accendono lentamente e il Castello illuminato appare sopra i tetti di Malá Strana.
È uno di quei panorami che rimangono nella memoria molto tempo dopo essere tornati a casa.
Attraversando le strade della Città Vecchia si raggiunge Staroměstské náměstí, la Piazza della Città Vecchia.
È il grande salotto storico di Praga.
Le facciate colorate raccontano secoli di trasformazioni mentre le guglie scure della Chiesa di Santa Maria di Týn emergono dietro gli edifici come torri di un castello fiabesco.
Al centro della piazza si trova il monumento dedicato a Jan Hus.
Ma quasi tutti gli sguardi finiscono inevitabilmente sulla torre del Municipio.

Qui si trova il celebre Orologio Astronomico di Praga, installato nel 1410 e considerato uno degli orologi astronomici medievali funzionanti più antichi del mondo.
Allo scoccare dell’ora la folla si raccoglie sotto la torre per assistere al movimento delle figure e alla processione degli Apostoli. Dura poco.

Ma fa parte di quei piccoli rituali che appartengono inevitabilmente a un viaggio a Praga.
Dall’altra parte della Moldava il panorama è dominato dall’immenso complesso del Castello di Praga.
Più che un singolo edificio è una vera cittadella nella città.
Per secoli è stato il centro del potere politico e religioso della Boemia e ancora oggi ospita la sede ufficiale del Presidente della Repubblica Ceca. Attraversare i suoi cortili significa percorrere quasi mille anni di storia.
Il cuore monumentale è la magnifica Cattedrale di San Vito, con le sue guglie gotiche visibili da gran parte della città. Poi arrivano l’Antico Palazzo Reale, la Basilica di San Giorgio e gli altri edifici raccolti all’interno del complesso.
Il Castello non è un luogo da attraversare velocemente.
Bisogna guardare le vetrate della cattedrale, osservare i dettagli delle facciate e ogni tanto voltarsi. Perché da quassù Praga appare sotto una prospettiva completamente diversa.
Piccolo, colorato e quasi irreale, il Vicolo d’Oro è uno degli angoli più conosciuti del Castello.
Le minuscole case addossate alle mura furono abitate nel corso dei secoli da guardie, artigiani e altri residenti legati alla vita del complesso.
Il nome ha contribuito ad alimentare la leggenda secondo cui qui avrebbero lavorato gli alchimisti dell’imperatore Rodolfo II alla ricerca della pietra filosofale e della trasformazione dei metalli in oro.
La realtà storica è più complessa, ma a Praga le leggende possiedono una forza particolare.
Al numero 22 abitò per un periodo anche Franz Kafka.
E forse nessun altro scrittore è riuscito a raccontare meglio quella sensazione di mistero che ancora oggi accompagna alcune strade della capitale ceca.
Scendendo dal Castello si entra lentamente in Malá Strana, la Città Piccola. È una delle zone che amo immaginare senza itinerari troppo rigidi.
Qui bisogna concedersi il piacere di sbagliare strada. Dietro le facciate barocche si nascondono cortili e giardini. Le stradine acciottolate salgono e scendono tra palazzi storici, piccoli locali e antiche insegne.
La grande cupola della Chiesa di San Nicola domina il quartiere. Poco distante si trovano gli eleganti Giardini Wallenstein, mentre vicino all’isola di Kampa compare uno dei luoghi simbolici della Praga contemporanea.
Praga possiede anche un’anima più silenziosa.
La si incontra entrando a Josefov, l’antico quartiere ebraico.
Qui la visita cambia ritmo.
Le sinagoghe e il Vecchio Cimitero Ebraico raccontano secoli di presenza ebraica nella città, ma anche persecuzioni, discriminazioni e tragedie. Le antiche lapidi sembrano quasi sovrapporsi l’una sull’altra. Poco distante si trovano alcune delle sinagoghe più importanti della città, tra cui la suggestiva Sinagoga Spagnola.
È una visita che merita tempo e rispetto.
Perché Praga non racconta soltanto la propria bellezza. Racconta anche le proprie ferite.
Proprio tra le strade dell’antico quartiere ebraico nasce una delle leggende più affascinanti di Praga.
Quella del Golem.
Secondo la tradizione, il rabbino Judah Loew ben Bezalel avrebbe creato una gigantesca figura d’argilla dandole vita per proteggere la comunità ebraica. Quando il Golem divenne incontrollabile, il rabbino sarebbe riuscito a fermarlo.
La leggenda racconta che il suo corpo sia stato nascosto nella soffitta della Sinagoga Vecchia-Nuova. Probabilmente non lo troveremo.
Ma a Praga non è necessario credere completamente alle leggende. Basta concedere loro il beneficio del dubbio.
Praga è anche una città da vivere seduti davanti a una tazza di caffè.
Tra Ottocento e Novecento i suoi locali furono frequentati da scrittori, intellettuali e artisti.

Entrare in uno dei grandi caffè storici significa ritrovare un frammento della Praga mitteleuropea.
Tavolini, lampadari, grandi finestre e quell’atmosfera leggermente nostalgica che sembra appartenere naturalmente alla città.
È il momento giusto per fermarsi. Guardare fuori. E lasciare che Praga continui a scorrere senza di noi per qualche minuto.
Perché Praga non è soltanto una delle città più belle d’Europa. È un racconto a cielo aperto. Un intreccio di imperatori e alchimisti, musica e letteratura, cattedrali e vecchie birrerie, ponti e leggende.
Una città da visitare con gli occhi ma soprattutto da ascoltare. Perché dietro una porta, sotto un arco o nella nebbia che sale dalla Moldava potrebbe esserci ancora una storia che aspetta di essere raccontata.
E forse il modo migliore per conoscere Praga è proprio questo.
Perdersi.
Senza avere troppa fretta di ritrovarsi.











