I giudici hanno ricostruito i fatti con precisione, consegnando alla nazione un documento che mette nero su bianco una “verità storica che va oltre la vicenda giudiziaria”
di Alberto Capria
Il 21 luglio 2001 per 93 persone che dormivano nel complesso scolastico Diaz-Pascoli di Genova, messo a disposizione dal Comune di Genova e per quelli che, identificati, vennero portati nella tristemente famosa caserma di Bolzaneto, inizia un incubo che verrà definito da Amnesty International “La più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale.”
Per comprendere cos’è accaduto quella notte, per ricostruire gli ostruzionismi e le menzogne, per non farsi condizionare – strumentalmente – dal tifo da stadio che caratterizza sempre di più le pur legittime appartenenze politiche, il documento dei giudici è il riferimento fondamentale
La sentenza del tribunale al termine del processo conseguente, che va integralmente rispettata ed osservata come tutte le sentenze – ci piacciano o meno – mette nero su bianco considerazioni pesantissime sull’operazione di polizia condotta: “Quanto accadde all’interno della scuola Diaz – vi si legge – fu al di fuori di ogni principio di civiltà, oltre che di ogni regola e di previsione normativa…”. Ed ancora: “In uno stato di diritto non è accettabile che proprio coloro che dovrebbero essere i tutori dell’ordine e della legalità pongano in essere azioni lesive di tale entità.
I giudici hanno ricostruito i fatti con precisione, consegnando alla nazione un documento che mette nero su bianco una “verità storica che va oltre la vicenda giudiziaria”. Sullo sfondo restano le responsabilità dei politici – allora ed alcuni casi ancora oggi – in auge, che hanno spalleggiato i vertici di polizia senza mai rinnegare l’operazione Diaz, né chiedere scusa alle vittime ed alla cittadinanza. Eccezion fatta, alcuni anni dopo, per Franco Gabrielli.
“Arrivato al primo piano dell’istituto – raccontò l’allora vice questore aggiunto Michelangelo Fournier condannato a due anni e successivamente …promosso – ho trovato in atto delle colluttazioni. Quattro poliziotti, due in divisa e due in borghese, stavano infierendo su manifestanti inermi a terra. Sembrava una macelleria messicana”.
Ricordare la vergogna per la nazione dei fatti della Diaz e di Bolzaneto, significa rafforzare la democrazia, ricostruire senso civico e contribuire a ricomporre la frammentazione sociale che caratterizza i nostri tempi.
Il presidente del Senato ha recentemente e correttamente dichiarato che bisogna dire sempre “solidarietà alle forze dell’ordine, ma se ci sono errori ci penserà la magistratura”. Per i fatti oggetto di questo ricordo, la magistratura si è espressa: “Le violenze, generalizzate in tutti gli ambienti della scuola Diaz – si legge nelle motivazioni della sentenza – si sono scatenate contro persone all’evidenza inermi, alcune dormienti, altre già in atteggiamento di sottomissione con le mani alzate, in manifesta attesa di disposizioni, così da potersi dire che s’era trattato di violenza non giustificata, punitiva, vendicativa e diretta all’umiliazione ed alla sofferenza fisica e mentale delle vittime. Puro esercizio di violenza”.
Certo, alcune strane promozioni postume hanno fatto sorgere il dubbio che chi guidò le forze dell’ordine la notte del 21 luglio 2001, stava facendo quello che gli era stato chiesto di fare, stava obbedendo a precisi ordini; credo sia proprio questo il vero problema dei “fatti della Diaz”.
In ogni caso… don’t clean up this blood!










