Riflessioni sulle pagine Vangelo di domenica 26 luglio
di Mons. Giuseppe Fiorillo
Carissime, carissimi,
oggi, 17ª domenica del tempo ordinario, terminiamo la lettura del capitolo 13º di Matteo, capitolo delle Parabole.
Di parabola in parabola, attraverso lo scorrere di queste tre ultime domeniche di questo caldo luglio, ci rendiamo conto della preziosità del regno di Dio, attraverso l’agire di un contadino, di un mercante e di alcuni pescatori, i quali tutti cercano di trarre vantaggio dagli avvenimenti che danno novità allo scorrere della loro vita.
Andiamo al testo: “In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà la fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?» Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». (Matteo 13, 44-52)”.
Oggi, tre parabole, tre racconti. Noi, per brevità di spazio e di tempo, accogliamo soltanto le suggestioni delle prime due parabole, che hanno una comune idea di base: ciò che Dio ti dà non ha confronti con le tue cose.
La prima parabola ha per protagonista un bracciante agricolo che, chiamato a lavorare la terra d’un piccolo proprietario, inaspettatamente, vede fiorire sotto la sua zappa un tesoro che, qualcuno, in tempo di guerra o di razzie, aveva sepolto con la speranza di recuperarlo in un tempo benevolo. Tempo per lui mai avvenuto. Il bracciante agricolo ricopre accuratamente il tesoro. Va a casa, vende le poche cose che possiede e compra il campo, con la certezza di risolvere i problemi della sua povera esistenza con il recupero del tesoro.
La seconda parabola ha per protagonista un mercante di perle che, in un bazar orientale, tra le cianfrusaglie, nota una perla, assai preziosa. Anche lui, va a casa, con gioia vende tutto, compra la perla e, con questo colpo di fortuna, cambia vita.
Questi due protagonisti hanno la gioia di aver trovato. La scoperta li mette in movimento. Tesoro e perla, da oggetti, diventano protagonisti, trasformando i due possessori in uomini nuovi, in uomini in marcia. Così avviene a chi si imbatte nel tesoro del Vangelo, che è un fiume di gioia e travolge tutti con la sua novità.
A chi destina Gesù queste due parabole che parlano di una svolta decisiva della vita?
I primi destinatari sono stati i Dodici, che hanno lasciato tutto per seguire Lui, che proclamava un mondo nuovo. Pietro, a nome di tutti, un giorno aveva confessato: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito, che cosa ne otterremo?” Gesù gli rispose: “Chiunque avrà lasciato case o fratelli o sorelle o padre o madre o figli o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna”. (Matteo 19, 27-29).
Altri destinatari sono tutti i credenti che, nei secoli, prendendo sul serio il Vangelo, si sono messi al seguito di Gesù, ritenendo tutto il resto cosa meno importante. Questi destinatari sono “i folli di Dio”, i santi, i martiri che, per realizzare le Beatitudini, hanno messo al centro della loro vita Gesù, ritenendo il resto assai secondario. Per tutti vale la testimonianza di Paolo apostolo: “Fratelli, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità, della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per Lui ho lasciato tutte queste cose e le considero come spazzatura al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in Lui”. (Filippesi 3,8).
Altri destinatarie di questo scrigno di saggezza siamo noi, “piccolo gregge”, che crede, ancora, nella potenza del piccolo chicco di senape, che si fa grande nel tempo e diviene casa per gli uccelli; e crede nella bontà del pugno di lievito che fermenta tre misure di farina. Siamo noi che coltiviamo uno spirito di contemplazione verso “questa bella d’erbe famiglia e di animali” (U. Foscolo) in lotta con lo spirito predatorio di gente che deturpa, senza scrupoli, il creato, per avere sempre più in beni materiali. Siamo noi, testardi sognatori nell’armonia d’un mondo, annunciato 700 anni avanti Cristo da Isaia profeta: “Il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto, il vitello ed il leoncello pascoleranno assieme ed un fanciullo li guiderà”. (Isaia 11, 6).
Questo oracolo di Isaia è un simbolo, è un sogno, è una parabola che vede gli uomini duri e facitori di guerre, alla luce del tesoro del vangelo, convertirsi in esseri pieni di concordia e pace, desiderosi fortemente di fare un pellegrinaggio verso i luoghi del cuore, dove c’è il vero senso della vita.
“Cresce in me la convinzione di portare un tesoro d’oro che devo consegnare agli altri”. (Simone Weil)
Buona domenica con la piena coscienza che “dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore” (Matteo 6,21)
.Don Giuseppe Fiorillo.











