Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 9 agosto
di Mons. Giuseppe Fiorillo
Carissime, carissimi
con il brano del Vangelo di Matteo di questa domenica 19.ma del tempo ordinario, siamo sulle rive del mare di Genezaret. Gesù,con la moltiplicazione dei pani e dei pesci, aveva sfamato la folla, la quale, sazia, non si accorge che Gesù, a sera, si era ritirato in un luogo appartato, in cerca di silenzio, dopo aver ordinato ai Suoi di mettersi in acqua e di precederlo sull’altra sponda del lago. Andiamo al testo:
“La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finir della notte Egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura». Pietro allora gli rispose: «Signore se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».( Matteo 14, 22-33)”.
I primi cristiani, testimoni oculari, nelle assemblee eucaristiche, narravano le storie vissute con Gesù. Fra migliaia di parabole e discorsi e segni, operati da Gesù nei mille giorni di permanenza sulla terra, i quattro evangelisti registrano soltanto alcuni messaggi, significativi per la comunità di riferimento. La tempesta sedata viene riportata da tutti e tre i Vangeli sinottici. Tutte e tre le comunità di riferimento (Matteo per Gerusalemme), Marco (per Roma), Luca (per il mondo greco), si trovano in difficoltà a motivo delle persecuzioni, causate dall’annuncio del Vangelo, che sconvolge il vivere dei Pagani, basato sul peccato (come scrive Paolo apostolo nella lettera ai Romani): il peccato della schiavitù, dell’infanticidio, del dominio dell’uomo sulla donna, delle guerre che distruggono persone e cose. È chiaro, soprattutto, per la comunità di Gerusalemme, il racconto della tempesta sedata: il mare (nel linguaggio biblico è simbolo di morte!) è figura del mondo, nemico del Vangelo.
La barca è la comunità cristiana, nella tempesta, a motivo delle persecuzioni. Solo Cristo salva: «Coraggio, sono io, non abbiate paura». La vittoria, tuttavia, sugli avvenimenti si ottiene con l’andare verso Cristo e riconoscerlo e non confonderlo con i fantasmi della nostra mente. Pietro cammina sulle acque agitate con sicurezza finché guarda Lui, Cristo. Quando distoglie lo sguardo da Lui e lo posa sulle onde, sulla bufera, sul caos, comincia a sprofondare nei gorghi del mare. Al suo grido di disperazione: «Signore, salvami!», Gesù lo afferra e gli dice: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Poi salgono insieme sulla barca e il vento cessa ed il mare si placa.
Anche noi, oggi, siamo nella storia delle nostre tempeste e paure: le guerre, le corruzioni, le disparità economiche, le dipendenza di vario tipo, l’ossessione per i social, le infinite stupidità, le abbondanti dissipazioni.
“Chi ci salva da questo corpo di morte?” (San Paolo, Romani 7,24). La risposta è tenere lo sguardo verso Gesù, al suo messaggio di pace, fraternità, accoglienza, condivisione, compartecipazione.
Accogliere nella nostra barca (la vita, la società) Gesù è avere una nuova visione del mondo.
“Vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più”. (Apocalisse 21,1).
Questa pagina ci appartiene, perché tutti un giorno abbiamo sentito cedere la terra sotto i nostri piedi. Tutti abbiamo percepito un principio di affondamento, perché gravati da problemi troppo grandi, quali l’incomprensione delle persone, i fallimenti di progetti a cui tenevamo tanto, le difficoltà nel trovare un lavoro, un alloggio. Allora è il momento di tendere la mano verso Gesù e Lui ci darà la sua mano e non punterà il dito per accusarci, come non ha fatto con Pietro per i suoi dubbi.
Lui, Gesù accoglie sempre e accoglie tutti come quel padre misericordioso che viene incontro a quel figlio sciagurato che ritorna a casa deluso, lacero e mendico. Lui, sì, accoglie sempre, accoglie soprattutto chi apre la porta del cuore.
Il dramma è che, oggi, tanta gente chiude la porta a Gesù che passa, perché sazia di molte altre cose e pensa che, con la scienza e la tecnica, possa far fronte a tutte le acque agitate della vita ed a tutti i venti contrari. E così, abbandonando la fede in Cristo e nel suo vangelo, l’umanità resta sommersa in un oceano di depressioni, di superficialità, di precarietà, di discesa nel buio dei valori umani e religiosi.
“Togliete Dio dalla mente dell’uomo e tutte le scelleratezze saranno possibili” (F. Dostoevskij, I Demoni)
Buona domenica con un pensiero del Papa Buono: “Non consultarti con le tue paure ma con le tue speranze e i tuoi sogni. (Papa Giovanni )
Don Giuseppe










