Riflessioni sulle pagine del Vangelo di domenica 30 agosto
di Mons. Giuseppe Fiorillo
Carissime, carissimi,
con questa pagina del Vangelo di Matteo della 22.ma domenica nel tempo ordinario, termina l’andare libero e felice di Gesù lungo le strade della Palestina ed inizia il terzo viaggio verso Gerusalemme per la celebrazione della sua ultima Pasqua. Inizia il viaggio da Cesarea di Filippo, dalle alture della Galilea, dalle sorgenti del fiume Giordano, dopo la proclamazione da parte di Pietro: “Tu, se il Messia, il figlio del Dio vivente”.
Andiamo al testo: “In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi disse a Pietro: «va’ dietro a me Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la trover໓. (Matteo 16, 21-27)
Grande delusione tra i Discepoli che sognavano un Messia trionfante e portatore di giustizia tra tutti i Popoli. Grande amarezza, soprattutto in Pietro che, qualche giorno prima era stato proclamato primo responsabile della nascente chiesa, a tal punto da prendere Gesù in disparte e rimproverarlo: «Dio non voglia, Signore, questo non ti accadrà mai». Duro il richiamo di Gesù: «Va’ dietro a me, satana, tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini» .Ed ecco Gesù, cammin facendo, da’ delle note distintive della carta d’identità del suo discepolo: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua».
Tre verbi, tre proposte da capogiro!
Prima proposta: rinnegare se stessi.
Attenzione! Il verbo rinnegare nel linguaggio biblico e, soprattutto, nel parlare di Gesù, è da intendere come liberarsi dal proprio egoismo, prendere coscienza che non si è al centro del mondo, ma a servizio del mondo per vedere questo mondo crescere in benevolenza, accoglienza, solidarietà. Non fare, quindi, carriera sulla pelle dei poveri, ma aiutare i poveri a fare carriera in questo mondo di narcisisti. Rinnegare se stesso, in definitiva, vuol dire spogliarsi dei propri interessi egoistici ed aprirsi ai dolori ed alle gioie degli altri.
Martin Buber, filosofo, teologo, padagogista, così, sintetizza questo processo di conversione: “Tutto parte da te, ma non per te”.
Seconda proposta: prendere la propria croce.
La croce, al tempo di Gesù, è uno strumento di morte. “Horrendum supplitium” chiama la croce M.T. Cicerone. Quando Gesù dice: prendi la tua croce gli uditori hanno negli occhi la triste visione di crocifissi a Gerusalemme, sul Golgota e, nelle orecchie, hanno lamenti, bestemmie, maledizioni, sputi degli agonizzanti sui passanti. Con Gesù la croce cambia destinazione. La croce è desiderio di riscatto, è più vita, è anelito di cambiamento, è conversione dalla morte alla vita, é un forte desiderio di realizzare “cieli nuovi e terre nuove, perché il mare non c’è più” (Apocalisse).
Ma il mare (inteso come male nella bibbia), oggi, ancora c’è, perché le guerre, ancora, spadroneggiano nel mondo, le concupiscenze, di ogni genere, crescono a dismisura, le corruzioni dilagano e le droghe alzano il livello, come un fiume, in piena stagione invernale… E allora… urge la pedagogia della croce che ci sprona a rimarginare le ferite della gente e convertire le maledizioni in benedizioni e le spine in fiori e frutti.
Terza proposta: seguire Gesù, camminare con lui.
Seguire Gesù significa accettare il movimento, rinunciare alla monotonia del quotidiano, mettersi in discussione con tutti e suscitare sempre desideri di cose buone… ed aprirci agli altri, perché la vita è troppo breve per essere egoista.
Buona domenica con la gioia di vivere, in questo mondo, non da proprietari assoluti, ma da fittuari precari, con la piena coscienza che, un giorno, il fitto avrà una inevitabile scadenza.
Don Giuseppe











