La sentenza produce effetti definitivi sul piano politico e istituzionale. Viene consolidata la presenza in Consiglio regionale dei due rappresentanti di Noi Moderati, Vito Pitaro e Riccardo Rosa
Si chiude definitivamente la controversa vicenda post-elettorale relativa alle ultime elezioni regionali.
Con la sentenza n. 4945/2026, depositata oggi dalla Quinta Sezione del Consiglio di Stato, è stata confermata integralmente la decisione del Tar Calabria che aveva già riconosciuto la legittimità dell’assegnazione dei due seggi regionali al partito Noi Moderati.
Una pronuncia destinata a mettere la parola fine a un contenzioso che ha alimentato dibattiti giuridici e politici sulla corretta interpretazione della legge elettorale regionale e sul delicato meccanismo delle soglie di sbarramento.
Al centro della controversia vi era il superamento della soglia del 4%, requisito indispensabile per accedere alla distribuzione dei seggi proporzionali del Consiglio regionale. A contestare il risultato era stato Michele Comito, esponente della lista “Occhiuto Presidente”, secondo il quale Noi Moderati non avrebbe raggiunto la percentuale necessaria per entrare nell’assemblea di Palazzo Campanella.
La questione riguardava il metodo di calcolo dei cosiddetti “voti validi”. Secondo l’Ufficio centrale regionale, il conteggio doveva essere effettuato esclusivamente sulla base dei voti espressi alle liste circoscrizionali. Con questo criterio, Noi Moderati aveva ottenuto 30.729 voti su un totale di 758.710, raggiungendo il 4,05% e conquistando così i due seggi assegnati.
Diversa la tesi sostenuta dai ricorrenti, che chiedevano di includere nel computo complessivo anche i voti attribuiti esclusivamente ai candidati alla Presidenza della Regione, senza indicazione di lista. Una lettura che avrebbe fatto salire il totale dei voti validi a oltre 792 mila unità, facendo scendere la percentuale di Noi Moderati al 3,87% e determinandone l’esclusione dal Consiglio regionale.
Una ricostruzione che, se accolta, avrebbe modificato significativamente la composizione dell’assemblea regionale, aprendo la strada all’ingresso di altri candidati rimasti esclusi, tra i quali Giuseppe Falcomatà per il Partito Democratico, Filomena Greco per Italia Viva e lo stesso Michele Comito.

I giudici di Palazzo Spada hanno però respinto integralmente l’appello, ritenendo corretta l’interpretazione già adottata dal Tar Calabria. Nelle motivazioni, il Consiglio di Stato chiarisce come la soglia del 4% sia stata concepita per misurare il consenso ottenuto dalle liste che partecipano alla distribuzione dei seggi proporzionali e che, pertanto, il riferimento debba essere esclusivamente ai voti di lista.
Secondo il Collegio, i voti espressi soltanto per il candidato presidente rappresentano una scelta elettorale diversa, orientata principalmente alla selezione della guida politica della Regione e non alla composizione dell’assemblea legislativa. Per questo motivo non possono incidere sul calcolo della soglia di accesso delle forze politiche al Consiglio.
Respinta anche la questione di legittimità costituzionale sollevata dai ricorrenti. I giudici hanno ritenuto manifestamente infondate le censure riferite agli articoli 3 e 48 della Costituzione, evidenziando come il diverso peso attribuito ai voti derivi da una scelta libera e consapevole dell’elettore che decide di sostenere esclusivamente il candidato presidente senza esprimere preferenze per alcuna lista.
La sentenza produce ora effetti definitivi sul piano politico e istituzionale. Viene infatti consolidata la presenza in Consiglio regionale dei due rappresentanti di Noi Moderati, Vito Pitaro e Riccardo Rosa, mentre si chiude definitivamente ogni margine di contestazione sulla composizione dell’Aula.
Una decisione che, oltre a definire un importante precedente interpretativo in materia elettorale, contribuisce a stabilizzare gli equilibri politici di Palazzo Campanella, mettendo fine a una vicenda che aveva accompagnato l’avvio di questa legislatura regionale.











