Il dibattito sulla questione relativa agli asili nido si sviluppa attraverso botta e risposta a colpi di comunicati stampa, mentre in Consiglio lo stesso argomento non trova spazio
La risposta del Partito democratico a Cuore Vibonese è arrivata. È lunga, articolata, puntuale e soprattutto molto determinata nel difendere il lavoro della Giunta comunale e dell’assessore “competente” sulla delicata questione degli asili nido.
E allora, proprio perché la nota del gruppo consiliare del PD entra nel merito di praticamente ogni contestazione sollevata dall’opposizione, una domanda diventa inevitabile.
Perché tutto questo non è stato detto in Consiglio comunale?
È la domanda che appare inevitabile dover porre, prima ancora di entrare nel merito delle singole argomentazioni.
Perché il Consiglio comunale non è una semplice sala dove si votano delibere. Dovrebbe essere il luogo nel quale la città, attraverso i propri rappresentanti eletti, discute i problemi che la riguardano, ascolta le ragioni della maggioranza, quelle dell’opposizione e, soprattutto, assiste pubblicamente al confronto tra posizioni diverse.
E gli asili nido, per importanza sociale, economica e politica, sono esattamente uno di quei temi che meriterebbero un confronto in aula.
Invece è successo che il Consiglio comunale sia caduto per mancanza del numero legale proprio mentre avrebbe dovuto affrontare la questione. L’opposizione di Cuore Vibonese ha reagito chiedendo addirittura le dimissioni dell’assessore. E adesso il gruppo consiliare del PD, il più numeroso della maggioranza, interviene con una nota nella quale spiega, punto per punto, perché quelle accuse sarebbero infondate.
Tutto legittimo.
Ma viene spontaneo chiedersi: non sarebbe stato infinitamente più utile e politicamente più significativo dirlo in aula?
Il PD individua quello che definisce il «peccato originale» della vicenda nella mancata erogazione delle risorse del Fondo 0-6.
Secondo i consiglieri democratici, le risorse che negli anni precedenti contribuivano in maniera significativa alla sostenibilità dei servizi per la prima infanzia oggi non sono state erogate. E questo avrebbe inciso sulla rimodulazione delle tariffe e sul nuovo modello di gestione.
Il gruppo consiliare precisa inoltre che l’Ambito Territoriale Sociale di Vibo Valentia avrebbe regolarmente rendicontato le annualità di propria competenza e che le difficoltà sarebbero legate alle verifiche sulla rendicontazione degli Ambiti calabresi.
È una spiegazione politicamente rilevante.
Ed è proprio per questo che sarebbe stato interessante ascoltarla durante una seduta del Consiglio comunale.
Perché in quella sede l’opposizione avrebbe potuto replicare, chiedere chiarimenti, contestare eventualmente i dati e la maggioranza avrebbe potuto controbattere. Non attraverso una nota stampa, ma attraverso quel confronto pubblico che costituisce l’essenza stessa di un’assemblea elettiva.
Il PD difende poi il lavoro compiuto sui tre nuovi asili nido di Moderata Durant, Viale della Pace e Vibo Marina.
Non si tratta, sostiene il gruppo consiliare PD, di strutture «abbandonate», ma di investimenti importanti destinati ad ampliare sensibilmente l’offerta di posti per la prima infanzia. E ricorda che un’opera finanziata dal PNRR non può essere considerata automaticamente un servizio funzionante quando il cantiere è prossimo alla conclusione.
Prima dell’apertura servono lavori completati, collaudi, arredi, accessibilità, consegna dell’immobile, autorizzazione al funzionamento e accreditamento.
A Moderata Durant, inoltre, resta da completare la strada di accesso alla struttura.
Anche questo è un argomento che merita una discussione pubblica. Perché la questione non è soltanto stabilire chi abbia ragione, ma capire quali siano oggi gli ostacoli concreti all’apertura e quali siano i tempi necessari per superarli.
Poi ci sono i 380 euro.
Il PD contesta la rappresentazione secondo cui l’Amministrazione avrebbe semplicemente fatto passare le rette da 120 a 380 euro.
La cifra massima, spiega nel comunicato il gruppo PD, deve essere letta alla luce del sistema previsto e della circolare INPS sul bonus asilo nido, che in alcuni casi può abbattere anche totalmente il costo sostenuto dalle famiglie.
Anche in questo caso il PD riconduce la rimodulazione alla perdita delle risorse pubbliche che precedentemente contribuivano a sostenere il servizio. E pone una questione non secondaria: se diminuiscono le risorse pubbliche, qualcuno deve comunque sostenere il costo. Il Comune, le famiglie oppure il servizio stesso, attraverso una sua eventuale riduzione.
Sono argomenti seri.
Ma proprio perché sono seri, meriterebbero numeri, spiegazioni, domande e risposte.
In Consiglio comunale.
E sull’affidamento?
Il PD respinge anche l’accusa secondo cui si sarebbe dovuta avviare immediatamente la gara per il nuovo nido di Moderata Durant.
La scelta della maggioranza, viene spiegato, è stata quella di predisporre prima tutte le condizioni necessarie e procedere all’affidamento quando la struttura sarà effettivamente disponibile.
Anche questa è una posizione amministrativa legittimamente discutibile. Ma il problema è proprio questo: discutibile.
E una posizione politicamente discutibile dovrebbe essere discussa nel luogo deputato alla discussione politica.
Non c’è nulla di male in un comunicato stampa. È uno strumento normale della politica contemporanea. Diventa però singolare quando il comunicato arriva dopo che l’assemblea chiamata a discutere quella stessa materia non ha potuto farlo.
Ed eccoci allora alla questione che va oltre gli asili nido.
Perché, se il Consiglio comunale deve essere la principale tribuna politica della città, ma non si consente il dibattito, che ruolo gli stiamo assegnando?
Quello di ratificare decisioni già prese?
Quello di votare provvedimenti?
Quello di ospitare interrogazioni alle quali spesso si risponde formalmente e dopo che è passato troppo tempo?
Oppure è quello, molto più importante, di essere il luogo nel quale maggioranza e opposizione si confrontano pubblicamente sulle questioni che interessano i cittadini?
La domanda non è rivolta soltanto al PD. Riguarda l’intera classe politica cittadina.
Perché una democrazia consiliare non vive soltanto di maggioranze che amministrano e opposizioni che criticano. Vive del confronto. E il confronto, per essere realmente democratico, deve avvenire soprattutto nel luogo nel quale siedono i rappresentanti eletti dai cittadini.
Cuore Vibonese ha scelto il comunicato per chiedere le dimissioni dell’assessore, non potendo esprimersi in Consiglio.
Il PD sceglie adesso un altro comunicato per difenderlo, perché in Consiglio non è stato possibile avendo preso la decisione di abbandonarlo.
E così il dibattito sugli asili nido rischia di trasformarsi in una curiosa partita giocata interamente fuori dal campo.
Da una parte l’accusa. Dall’altra la replica. In mezzo, il Consiglio comunale.
Che però, quando avrebbe dovuto essere il teatro naturale del confronto, non ha potuto discutere.
E questa, forse, è la questione politica più importante che emerge dall’intera vicenda.
Perché gli asili nido riguardano i bambini, le famiglie, il diritto ai servizi, il costo della vita e le scelte amministrative. Ma il Consiglio comunale riguarda qualcosa di ancora più grande: la qualità della democrazia cittadina.
E allora la domanda resta lì, senza bisogno di particolari effetti speciali: se le spiegazioni del PD erano così importanti da meritare una lunga nota per essere conosciute dalla città, perché non erano altrettanto importanti da essere pronunciate davanti ai consiglieri comunali, nel luogo nel quale quella discussione avrebbe dovuto naturalmente svolgersi?
Perché se il Consiglio comunale non è il posto dove la politica discute dei problemi della città, prima o poi qualcuno dovrà pur spiegare alla città a cosa serve questo Consiglio comunale.











