Itinerari di vacanza suggeriti dalla giornalista esperta nel settore dei viaggi e delle crociere, per i lettori di ViViPress
di Liliana Carla Bettini
Ci sono città che custodiscono un segreto nell’aria, una vibrazione dorata che si appiccica alla pelle e non se ne va più.
Málaga è una di queste, sospesa tra il sapore salmastro del Mediterraneo e il profilo solenne delle sue pietre antiche.
Camminare per le sue strade significa inseguire un’ombra geniale, respirare la stessa luce brillante che un giorno di ottobre del 1881 vide nascere Pablo Picasso. Il maestro ha girovagato per il mondo, ha stravolto la storia dell’arte moderna, ma la sua anima ha sempre conservato la voce calda dell’Andalusia.
Il viaggio parte proprio dal cuore pulsante del centro cittadino, in Plaza de la Merced.
Questa piazza ampia, allungata all’ombra di grandi alberi, era il parco giochi del piccolo Pablo. È facile immaginarlo mentre disegna sulla sabbia con un bastoncino, circondato dai colombi che affollavano il ciottolato, gli stessi volatili che suo padre dipingeva con cura e che avrebbero poi popolato la sua immaginarie per tutta la vita.


Al numero 15 si trova la Casa Natal, dove il museo conserva oggetti personali, ricordi di famiglia e schizzi giovanili, trasformando quelle stanze nel custode intimo dei suoi primi passi.
Pochi metri più in là svetta la chiesa di Santiago, un affascinante intreccio di stile gotico e dettagli mudéjar. Varcarne la soglia significa entrare nell’ombra fresca dove il maestro venne battezzato con un nome lunghissimo e solenne. Le pietre antiche e l’odore d’incenso raccontano della Malaga di fine Ottocento, una città operosa e fiera che alimentò la spinta creativa di un ragazzo destinato a rivoluzionare lo sguardo del mondo intero.
Continuando la passeggiata ci si addentra nel labirinto di vicoli fino al Palacio de Buenavista, uno splendido esempio di architettura rinascimentale andalusa che ospita il Museo Picasso Málaga.
Entrare qui è un’esperienza quasi mistica.
Più di duecento opere dialogano con gli archi bianchi e i soffitti in legno, mostrando l’evoluzione costante di una mente senza confini. Si passa dai ritratti intimi della giovinezza alle scomposizioni cubiste, fino alle sculture e alle ceramiche dell’età matura, in un abbraccio tra il genio e la sua terra che ha visto la luce grazie alle donazioni dei suoi eredi.

Qui possiamo scoprire che all’età di circa otto anni, proprio a Málaga, Picasso realizzò il suo primo dipinto a olio su legno, intitolato El picador amarillo. L’opera raffigura una scena di corrida con un cavaliere a cavallo, soggetto osservato insieme al padre durante le corride alla Plaza de Toros de la Malagueta.
Anche se il resto della sua vita si svolse tra Barcellona, Parigi e la Costa Azzurra, Picasso ricordò sempre con affetto i suoi anni andalusi. Spesso citava la luce intensa di Málaga, il profumo dei gelsomini (biznagas) e i colori del mare come elementi fondanti della sua sensibilità cromatica.


Málaga non offre soltanto musei o targhe commemorative, ma permette di ritrovare Picasso nelle piccole cose.
Si avverte il suo spirito lungo le terrazze che profumano di pesce fritto, nel vento salato che scivola dal porto verso la Calle Larios, nei colori accesi del tramonto che dipingono le mura dell’Alcazaba.
La città ha saputo custodire l’eredità del suo figlio più celebre, trasformandosi in una meta dove l’arte non è una semplice esibizione, ma un modo di vivere pulsante, solare e profondo.










